Messaggio inviato da: Comunità di Aciplatani - ACIREALE(CT) Data 27/04/2005
ciao, sono un giovane di Aciplatani, vorrei ringraziarvi di nuovo per la splendida giornata che ci avate fatto trascorrere................................... vi aspettiamo presto ciao ciao COMPLIMENTI

 

 
Messaggio inviato da: Mr. Logozzo - Toronto - Canada Data 22/04/2005

Voglio farvi i coplimenti per la vostra cultura vi firmate I cotrari du
piano un bel segno culturale ritorno con la mia gioventu o letto il vostro
messagio su l sito di martone,se volete vedere quello che facciamo a toronto
andate sul sito -Italiani.ca andati su eventi e vedrete sia la festa la
sagra dello stocco e quella della frittulata rimmareti contenti vi aguro
tutto il bene per tutti voi ma un saluto lo voglio porgere al sign.Sindaco
da parte del nostro club La Valle Del Torbido con il nostro presidente Tony
Carabetta e tutto il direttivo,afetuasamente un saluto con le vostre
famiglie e da toronto da me con la mia famiglia Rocco Logozzo,vi seguoin
quello che fate e vi ringrazio per la nostra cultura calabrese.

SITO INTERNET: http://italiani.ca/

 

 
Messaggio inviato da: Giovanna F. Data 21/04/2005

Ciao ragazzi,

sono molto felice di ritrovarVi.

Un saluto a tutti e spero di rivederVi presto.

Ciao Giovanna.

 
Messaggio inviato da: I COTRARI DU PIANU Data 13/04/2005
Vi annunciamo che gli amici della PRO LOCO di MARTONE (RC) hanno attivato un interessante sito Internet dedicato al loro paese. Correte a visitarlo!

www.prolocomartone.it

 

 
Messaggio inviato da: Rocco Data 09/04/2005

Intanto, complimenti per il bel sito!!!

Ciao a tutti da Rocco,

Vi regalo un mio racconto tratto da una mia opera teatrale in www.roccochinnici.it con la speranza che sia di Vostro gradimento, e, se così fosse, Vi prego di farlo conoscere ad altri, o attraverso un giornalino o a tenerlo semplicemente sulla Vostra Pagina.

Un grazie anzitempo ed un augurio di giorni sempre più belli e ricchi di prosperosa serenità.

Rocco Chinnici

 

I TRE GOBBETTI

Il freddo umido, di quella mattinata settembrina, invitava la gente a restarsene in casa, o meglio ancora a rimanere comodi nel letto a dormire, imbacuccati da pesanti coperte, sogni beati, se non fosse stato per il fischio continuo delle navi in partenza; Iselle avrebbe certamente continuato a tirarle le coperte, se Oreste, il marito, capitano di lungo corso non fosse partito proprio quella mattina. - Stai fuori tanto, questa volta? - Ripeteva Iselle, tra un sorso di latte e un morso a qualche galletta (1) che Oreste portava a casa ad ogni rientro da Parigi. - Sono stufa di questo tuo continuo partire; mi annoio tanto durante le tue assenze che non so proprio come passare la giornata da sola. - Oreste la guardava senza rispondere, tanto sapeva che alla fine si sarebbe persuasa che il lavoro del  marinaio non lo si poteva certamente cambiare con quei continui mugugni.

Un abbraccio, un veloce bacio e con il grosso borsone sulle spalle, Oreste riprende a scendere giù verso il porto; nonostante il freddo, la strada è già piena di gente indaffarata, i pescivendoli si danno un bel da fare a vendere il pescato della notte; mentre da giù, in fondo alla strada, Oreste accenna a sbandierare un lontano saluto.

Iselle era ancora ritornata sola; pensava al paese natio, ai parenti lasciati laggiù, agli amici… invece lì, in quella città di Palermo era più sola che mai. Pensò stavolta come potere impegnare il tempo nell'attesa che ritornasse il marito dal lungo viaggio. Si trovarono a passare di lì per caso tre gobbetti che suonavano l'armonica; erano sbarcati da poco e non si capiva da dove arrivassero, quello che era evidente è che sembravano dei saltimbanchi in cerca di lavoro, malvestiti e intirizziti dal freddo; ad Iselle misero molta tenerezza, tanto che ne approfittarono un po’ e le chiesero ospitalità per qualche giorno. Iselle, in un primo tempo disse di no, mentre poi, pensando d'essere sola, capì che avrebbero potuto tenerle compagnia. Infin dei conti non c'era proprio niente di male, pensava, le avrebbero riempito qualche giornata di allegria quelle dolcissime note delle armoniche, e finì che rimasero. La sera, mentre erano seduti attorno al braciere acceso, si sentì bussare alla porta. – Mio marito! - Sussultò Iselle; lo aveva capito dal tocco alla porta. - E ora cosa gli dico? - Fossero stati tre bambini! Anche se… ma erano pur sempre delle persone adulte; e geloso com'era Oreste avrebbe certamente inscenato chissà quale dramma. Come fare? Il marito continuava a bussare alla porta animatamente, mentre lei gli rispondeva di essere impossibilitata ad aprire e che lo avrebbe fatto a momenti. Presto detto fece entrare i tre gobbetti dentro un vecchio forno dove prima si cuoceva il pane, e lo chiuse; non le venne difficile farlo, erano piccoli di statura… tre mezzi uomini, sì, proprio così! Tre mezzi uomini, sembravano tre gemelli, chissà se non lo saranno stati davvero. Chiusi i tre nel forno, tolse in un lampo quanto potesse essere d'indizio, ed aprì al marito. - Si può sapere il perché di tanto ritardo ad aprire la porta? - - Perché… perché mi trovavo a non poter venire! Non cascava il mondo, sai, se aspettavi ancora un po’ ad entrare! Ero sola ed ero già andata a letto… e tu, come mai sei già di ritorno? - Oreste capì che lei diceva la verità, e rispose che a causa del maltempo incontrato in alto mare erano dovuti rientrare per riprendere il viaggio l'indomani, e, stanco com'era e morto di freddo andò a letto subito. Iselle non riusciva a prender sonno, pensava ai tre gobbetti dentro il forno, a come fare per tirarli fuori, e, tra un pensiero e l'altro, finì che si addormentò anch'essa.

Era da poco spuntata l'alba, ed Oreste era già pronto a salpare; ancora gli stessi saluti ad Iselle e via verso il porto. Sta volta Iselle non aspettò nemmeno di vedere sbandierare il saluto di Oreste che entrò ad aprire il forno. I tre non davano più segni di vita, sicuramente lo sportello del forno era rimasto in ottimo stato, ermetico come prima, tanto che i tre, esaurita l'aria all'interno del forno, morirono asfissiati. Iselle rimase senza fiato, non sapeva ora che fare dei tre gobbetti; non c'era tempo d'aspettare, doveva decidere subito il da fare prima ancora che qualcuno venisse a sapere della morte dei tre.

Si trovò a passare davanti casa, un pescivendolo che spingeva un carrettino con su delle cassette di pesce; Iselle lo chiamò, in un primo momento, il pescivendolo pensò che lei volesse venduto del pesce, poi invece capì che essa gli offriva un servizievole lavoro. - Sentite, buon'uomo, non so come sia potuto succedere, ho dato ospitalità per questa notte a questo gobbetto e stamani me lo sono visto morto, se ve lo metto dentro un sacco, me lo fareste il servizio di andarlo a buttare in alto mare? Vi ricompenserei bene al ritorno, sapete? - Il pescivendolo ci pensò un po’, e alla fine decise di acconsentire. - Vi lascio qui davanti il mio carrettino coi pesci, il tempo di ritornare… voi mi date quanto mi è dovuto, io mi riprendo il mio carrettino e ognuno per la sua strada. - Così dicendo si caricò il sacco con dentro il gobbetto e andò a buttarlo a mare. Al ritorno, Iselle, gli fece trovare seduto sulla stessa sedia il secondo gobbetto, e prima che il pescivendolo aprisse bocca lo rimproverò dicendogli che sicuramente l'aveva presa in giro e che aveva fatto finta di sbarazzarsene, quindi non gli avrebbe dato un soldo; il povero cristo del pescivendolo che aveva veramente visto con i propri occhi il sacco scendere in fondo al mare, rimase senza parole. "Com'è potuta succedere una cosa del genere" continuava a pensare il pescivendolo, senza potersene dare una ragione. Avvilito, si ricaricò il sacco sulle spalle e si avviò a mare, aspettò di vederlo scomparire del tutto e ritornò dalla signora. Bussò e… il gobbetto era ancora li come lo aveva lasciato; la signora non volle sentire ragione e lo sgridò dicendo che se non era in grado di farlo quel lavoro era meglio che glielo dicesse davanti anziché starla a prendere in giro. Il pescivendolo continuava a non capirci niente. - L'ho visto scendere io, con i miei occhi, il sacco in fondo al mare! Com'è possibile? - - E' segno che dovete assicurarvene di più! - ribatté Iselle. Il pescivendolo fece per mollare tutto, poi pensò ai primi due viaggi già fatti e senza nessuna ricompensa; legò bene il sacco con un doppio giro di lazzo, se lo caricò sulle spalle e fece ritorno a mare, prese una barca che era li arenata e lo condusse dove l'acqua stavolta era molto alta, legò una grossa pietra al sacco e lo buttò in acqua aspettando che scomparisse del tutto, attese ancora un po’ e, assicuratosi che sta volta non sarebbe più risalito, riprese a remare, ma… appena arrivato a terra s'accorse, sulla banchina del molo, di un gobbetto che correva verso terra. - Eih, tu fermati! Dove vai? Lo rincorse, e, acchiappatolo, lo mise dentro un sacco, riprese la barca e lo condusse al largo dove l'acqua era attraversata da grossi navi, gli legò l'ancora che si trovava su quella vecchia barca e aspettò che si facesse quasi sera prima di ritornare da Iselle e dal suo vecchio carrettino.

 

 

(1)     (biscotto francese)

 

 

                  Rocco

 

 
Messaggio inviato da: Attilio 06/04/2005
Ben trovati, finalmente potremo (anche se lontani) essere più vicini al nostro bel S. Giovanni. Un saluto e un abbraccio a Voi e a tutti coloro che si collegheranno al sito e che scriveranno due righe.............ATTILIO
 
Messaggio inviato da: Vincenzo Zaccheo Data 27/03/2005
ben tornati sul sito messaggi . un augurio di una felice pasqua a tutti gli amici e a tutti i s. giovannesi . da Galluzzo V. (zaccheo)
 
Messaggio inviato da: I Cotrari Data 17/03/2005
Eccoci di nuovo qui! Siamo di nuovo pronti a pubblicare tutti i vostri messaggi....

SCRIVETE, SCRIVETE, SCRIVETE!!! messaggi@sangiovannidigerace.com

 

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